Il permesso di sbagliare in fotografia

Chicago Daily News negatives collection. Courtesy of Chicago History Museum (1907)

Chicago Daily News negatives collection. Courtesy of Chicago History Museum (1907)

Chi conosce “la regola del 16″ in fotografia? Ormai in pochi e probabilmente molti di questi la stanno anche dimenticando, ma fino ad almeno 60 anni fa era usata da tutti i fotografi per determinare la luce. Con l’avvento dei primi esposimetri andò lentamente in disuso.

Le innovazioni tecnologiche in fotografia hanno cambiato ogni volta il modo di ripresa e la percezione dei fotografi rispetto al mezzo e al suo uso nell’interpretare la realtà. Chi si avvicina alla fotografia partendo dal digitale ignora molte delle difficoltà tecniche  che restituiscono, quando note, ancora più magia e virtù ai grandi fotografi del passato.

Ai primordi la fotografia era condizionata da tempi di posa molto lunghi, i soggetti ripresi dovevano stare fermi, immobili per secondi (spesso con supporti che tenevano la testa, impedendone i movimenti). Con l’avvento di pellicole più sensibili alla luce cominciò anche a cambiare la fotografia, diventando meno “pittorica” ed iniziò  a documentare e raccontare storie. Ma le difficoltà, almeno come le vediamo noi ora, erano molteplici: indovinare la pellicola giusta per la situazione, mettere a fuoco manualmente, regolarsi con l’esposizione in base alla percezione della luce che ogni fotografo aveva. Esposimetro, fuoco automatico sono tutte conquiste degli ultimi 50 anni in fotografia.

Continua a leggere