Lo strano caso di HystoryInPics

L’account Twitter di History in Pictures

Nel fantastico mondo di internet periodicamente capita di imbattersi in fenomeni che diventano popolari in brevissimo tempo. Stiamo parlando di un account Twitter, in particolare dell’account @HistoryInPics e dei suoi account gemelli.

Da questo account vengono pubblicate con cadenza oraria ormai da quasi 4 mesi foto storiche riferibili a personaggi, eventi e fatti degli ultimi due secoli. Sono foto che destano un fascino incredibile, come solo  le foto del passato sanno suscitare. E’ possibile vedere foto di Elvis che finge di combattere con Cassius Clay, di Fidel Castro che incontra Malcom X, passando per foto di giovani attori agli albori come Robert De Niro, fino a foto storiche della seconda guerra mondiale. In pratica, giorno dopo giorno viene pubblicato su questo account, tutto quello che ha destato curiosità, ha fatto notizia o può essere considerato un  avvenimento miliare della storia dell’umanità.

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Un Tweet di HistoryInPics

Un’altra curiosità legata a questo account è quella di essere gestito da due teenager o quasi: Xavier Di Petta, di 17 anni australiano e Kyle Cameron, 19 anni hawaiano. Incontratisi giovanissimi su Youtube annoverano una lunga serie di successi sul web dallo stesso Youtube a Facebook passando per Twitter,  sfruttando varie tematiche popolari e di moda e riscuotendo non solo click ma anche introiti pubblicitari. Solo per capirci la neo azienda di Di Petta, la Swift Fox Labs, impiega attualmente una dozzina di persone e fattura intorno ai 40.000 euro al mese.

L’account Twitter in 4 mesi ha raggiunto l’imbarazzante numero di un milione di followers solo postando foto a rilevanza storica. Letta così sembrerebbe la solita storia di successo di due giovani nerd illuminati, ma il tutto nasconde elementi che destano preoccupazione e che alla lunga potrebbero intaccare il concetto che tanto faticosamente si cerca di affermare riguardo la tutela della proprietà e della paternità delle foto.

L’operazione, così come emerge da una intervista rilasciata da Di Petta ad Alexis Madrigal del theatlantic.com, non è certo benefica. La strategia usata è la solita: quella di individuare tendenze di successo su internet, raccogliere followers e monetizzarle in un secondo tempo. In questo caso la fonte di “guadagno” sono foto prese da varie fonti internet, molte di pubblico dominio altre sicuramente no, in cui non è quasi mai indicato il nome dell’autore e in cui sono presenti spesso didascalie spesso fuorvianti o inesatte.

Quando raramente è indicato il nome dell’autore si tratta sempre foto di cui non si hanno diritti di pubblicazione e in cui viene applicata una interpretazione molto lata del principio del fair use del diritto d’autore americano, in cui l’utilizzo di materiale protetto può essere considerato lecito se impiegato in maniera “trasformativa” e non “derivata”. La trasformazione sarebbe costituita in questo caso nell’entrare a fare parte di una specie enciclopedia storica di foto antiche su Twitter, tesi questa un po’ debole da sostenere.

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In questa foto non viene citato l’anno e l’avvenimento (Conferenza di Yalta del 1942)

Se aprissi domani un account Twitter e cominciassi a postare giornalmente citazioni letterarie senza indicare l’autore verrei di certo preso per un folle, per un impostore e un ladro di frasi altrui. Perchè non capita con la fotografia? L’opera intellettuale e artistica che sta dietro un scatto merita sicuramente quanto lo scatto stesso, perchè non riconoscere se non i diritti almeno i meriti all’autore?

Di Petta si difende dicendo che molto spesso non è possibile risalire all’autore e che se qualcuno scopre i propri diritti violati per la pubblicazione su HistoryInPics può fare reclamo verso Twitter per sanare la violazione stessa facendo rimuovere la foto. Sostenendo comunque, nella stessa intervista, che secondo lui “la maggior parte dei fotografi sarebbe orgogliosa di mostrare il proprio lavoro ad un così grande pubblico”.  Pubblico che non è certo frutto dell’opera creativa di Di Petta ma solo di una operazione commerciale mirata a monetizzare foto storiche provenienti da diverse fonti.

E i followers di giorno in giorno aumentano, cosi’ come i favoriti e le migliaia di retweets (tanti da fare invidia a qualsiasi magazine popolare online) e allo stesso tempo, con l’aumentare del seguito, si radica il principio che l’autore non è quasi mai importante, ma solo il contenuto e che chiunque con la giustificazione di avere un enorme seguito possa usare il lavoro altrui per diventare quantomeno famoso.