E se domani facessimo foto in pellicola?

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Stefano Corso (CC BY-NC-ND)

Foto analogica – Stefano Corso (CC BY-NC-ND)

E se domani fosse un giorno qualsiasi di 20 anni fa. Cosa accadrebbe  se decidessimo di andare a fare foto in giro per la nostra città? Quali azioni condizionerebbero il nostro modo di fotografare in una epoca in cui il digitale non è ancora diffuso?

Dovremo prima di tutto andare a comprare un rullino, e qui le prime scelte: bianco e nero o colori? Quale sensibilità  ISO della pellicola scegliamo? Dovremo avere una idea su cosa ci piacerebbe fotografare, capire se il colore o il bianco e nero si adattano di più alla nostra idea della giornata.  Anche capire quale e quanta luce avremo a disposizione per la scelta della pellicola giusta non è banale.

Una volta caricato il nostro rullino in macchina, inizieremo a scattare. Ma avremo solo 24 o 36 scatti a disposizione. In digitale per esperienza comune 36 scatti si fanno mediamente in un’ora se siamo virtuosi. In pellicola ogni scatto invece diventerà prezioso. Ponderato. Non avremo la possibilità di rivederlo e correggere il tiro. Nello stesso tempo probabilmente fotograferemo solo le 2-3  situazioni che veramente ci convincono o ispirano, valutando molto bene da un punto di vista tecnico e compositivo cosa stiamo riprendendo.

Un rullino da 36 pose potrà durare anche un paio di mesi. Saremo condizionati dalla luce e quindi dalla sensibilità della pellicola che abbiamo caricato, dalla nostra voglia di fotografare, dal fatto che sviluppare le foto costa soldi. Spesso poi non fotograferemo perché il rullino iniziato che abbiamo in macchina non è adatto.

Terminato finalmente il rullino, in un tempo che oggi neanche immaginiamo possibile per soli 36 scatti,  lo porteremo a sviluppare e ci comunicheranno di passare dopo 3-4 giorni. Ed inizierà la fase dell’attesa, delle aspettative e dei ricordi. Anche perché ricordare il contenuto di tutte quelle 36 foto sarà impresa ardua.

Al ritiro delle foto, se non ce le saremo sviluppati da soli, vedremo il risultato dei nostri sforzi di immaginazione. A differenza del passato oggi con il digitale non abbandoniamo mai il nostro prodotto fotografico. Le foto sul visore ci accompagnano per tutta le nostre vacanze, continuiamo a vederle e rivederle, non staccandoci mai da quanto avvenuto. In pellicola questo non succede: dopo ogni scatto dimentichiamo il reale e abbiamo solo un vago ricordo di sensazioni vissute, che ritroveremo nella loro pienezza solo quando svilupperemo le foto.

Le foto, inoltre, saranno oggetti concreti: stampate, possono passare fisicamente di mano in mano, le possiamo regalare dando valore a questo regalo.

Stefano Corso (CC BY-NC-ND)

Foto analogica – Stefano Corso (CC BY-NC-ND)

E ovvio che chi lavora oggi con la fotografia difficilmente tornerà indietro alla pellicola, il digitale permette di non sbagliare lavori, non avere l’ansia su quali effettivamente saranno i risultati, tutto è lì sul visore della nostra macchina. Possiamo consegnare le foto velocemente ed inviarle via posta elettronica dall’altra parte del mondo. Lo stesso vale per i fotografi per i quali la macchina fotografica è solo una passione: si risparmia sui costi di pellicola e di sviluppo, si impara immediatamente dai propri errori, c’è la possibilità di ripetere le foto sbagliate o scattare finché statisticamente non si ottiene la foto buona.

Per fortuna la pellicola non è ancora morta e domani possiamo sceglierla ancora, assaporando tutte le sensazioni dimenticate o completamente nuovo descritte sopra. Per ogni fotografo e per la sua fotografia il ritorno al passato può essere una esperienza illuminante da riscoprire.  Ci si può sorprendere di quanto può essere importante un solo singolo scatto,  e come  possiamo fare foto con l’impatto visivo di Instagram, senza filtri digitali ma solo scegliendo la pellicola giusta.

Ormai macchine fotografiche che costavano uno o due milioni di lire  si trovano usate a poche decine di euro. Rispolveriamo, se le abbiamo, le nostre vecchie reflex di famiglia e proviamo a ripensare per un giorno la fotografia in maniera differente.

Ci sono ancora molti appassionati che scattano in pellicola, sentendosi a torto o ragione speciali e differenti dalla grande massa di fotografi, o perché non l’hanno mai abbandonata o perché l’hanno scoperta dopo l’avvento del digitale. Ma attenzione, la sola decisione di scattare in analogico, non renderà migliori delle foto banali, così come l’uso massiccio del fotoritocco digitale non renderà da solo una foto bella. In fotografia si può e si deve sempre mostrare che quello che vince non è il mezzo ma l’occhio, e che uno scatto sentito e ragionato può essere speciale, sia in digitale che in pellicola. Ma quest’ultima di sicuro, ci farà scoprire o riscoprire, la consapevolezza e la magia di quello che facciamo quando abbiamo una macchina fotografica tra le mani.

Mi piacerebbe sentire anche le vostre esperienze con la fotografia analogica, se ne avete da condividere, lasciate pure commenti sotto questo articolo.

Commenti (10)

  1. La fotografia digitale consente di dare libero sfogo alla propria creatività, ma scattare in analogico, sviluppare e poi stampare una fotografia regala soddisfazioni impareggiabili.
    Spero che la produzione delle pellicole, ma anche di tutto il necessario per lo sviluppo e la stampa continui a dare la possibilità a chi, appassionato come me, è convinto che sia possibile fotografare in analogico anche in piena era digitale.

  2. La cosa più bella è proprio la sorpresa, quando si sviluppa un vecchio rullino, di riscoprire gli scatti dimenticati 🙂

  3. Sono uno dei tanti appassionati di fotografia.
    Ho 45 anni ed ho abbandonato l’analogico per il digitale da diversi anni non senza qualche rammarico e malinconia. Devo ammettere che l’analogico come tu stesso hai affermato creava delle emozioni e delle aspettative che non ho piu’ riprovato, pero’ il mio concetto di fotografia e’ riassumibile nello spirito di “cogliere l’attimo” e la fotografia digitale penso sia l’unica a poterlo permettere. Uso il digitale soprattutto per documentare esperienza di viaggio. Se parlassimo, invece di foto di paesaggi , ricordo sempre con grande malinconia quella grande emozione e soddisfazione si provava nella fotografia analogica. Era impagabile l’attesa della “luce giusta”, della “perfetta inquadratura” e soprattutto era emozionante l’attesa dello sviluppo di quel rullino su cui erano riposte tante aspettative al rientro delle vacanze. Penso che il mondo vada avanti e le tecnologie aiutino a migliorarlo ma e’ sicuramente umano fare paragoni soprattutto quando cio’ che si abbandona e’ legato ad un “passato” che risveglia ricordi ed emozioni che con il tempo si idealizzano a volte al di sopra delle loro reali possibilita’

  4. Ci rifletto e mi sento di dire che la “fotografia” é analogica. E poi esiste la fotografia digitale che é una cosa diversa.
    Ho iniziato a scattare 3 anni fa con il digitale. Un anno fa,invece,ho dato una spolverata alle analogiche di mio padre e, da allora, ho acquistato ingranditore,acidi, bacinelle, pellicole. Bene, adesso uso la digitale solo per le fotografie di tutti i giorni (giornate di festa, foto da scattare senza attenzione e foto con poco valore). Per i miei piccoli progetti fotografici e per gli scatti su cui confido, invece, non ho dubbi: analogico! La foto voglio costruirla da zero…metto la pellicola, carico lo scatto, schiaccio il bottone, riavvolgo il rullo, sviluppo, stampo ed ecco venir fuori delle piccole soddisfazioni che, nella loro imperfezione, mi rappresentano per davvero…

    • Ho un po’ di macchine analogiche ma quella che preferisco è la Nikon FM2 con il 50m/m 1,4 e vai… pellicola? 100 e 400 ISO rigorosamente in BN comprate la settimana scorsa, personalmente continuerò a scattare fino a quando la pellicola non i sarà più… altri commenti sono superflui.
      “Stefano sono d’accordo…La foto voglio costruirla da zero…metto la pellicola, carico lo scatto, schiaccio il bottone, riavvolgo il rullo, sviluppo, stampo ed ecco venir fuori delle piccole soddisfazioni che, nella loro imperfezione, mi rappresentano per davvero…”
      Ciao Alfonso.

  5. Concordo con quanto dice Stefano e ho vissuto la sua stessa esperienza. Dopo i primi scatti in gioventù fatti necessariamente in analogico e poi abbandonati anche per i costi, ho ricominciato un sei-sette anni fa col digitale. Dubbio vantaggio economico, ma poi sono tornato a usare la pellicola. Ora scatto quasi esclusivamente su pellicola non tanto per snobismo ma perché mi pare di controllare meglio ogni fase della realizzazione e anche perché mi diverto molto di più (tra scattare, sviluppare e anche collezionare vecchie fotocamere analogiche). La digitale è relegata per le foto in qualche modo non importanti; porterei avanti dei progetti artistici con la pellicola. Credo comunque la pellicola, ancorché come fenomeno di nicchia, sia destinata a non scomparire mai del tutto. Su Flickr, per es., sono ancora moltissimi gli aficionados!

  6. I vostri commenti, che apprezzo molto tutti, mi fanno venire in mente un’analogia: le emozioni di una telefonata da un telefono fisso di casa o da una cabina telefonica, magari dopo qualche interminabile minuto di attesa perchè si liberasse. Meno telefonate, ma molto più preziose, cariche di emozioni o di aspettative.
    Ho quasi 40 anni, ho vissuto questo passaggio, così come ho vissuto l’avvento e l’evoluzione del mezzo fotografico. Personalmente oggi sono per il digitale, perchè è con esso che riesco a dare sfogo al massimo della creatività. Tuttavia sono pienamente d’accordo con Stefano Corso: la fotografia è nell’occhio di chi la scatta. Concetto semplice quanto spettacolare.

    • Fino a quando probabilmente ci saranno un buon numero di appassionati che le compreranno. Molte case negli anni passati hanno dismesso pellicole storiche, ma altre rimangono.
      La lomografia e le toy camera stanno di fatto sta salvando l’analogico, sia per il 35mm che soprattutto per il 120.

  7. Questo articolo finalmente mi ha fatto aprire gli occhi sul perchè preferisco la fotografia tradizionale rispetto a quella digitale: mentre nel digitale c’è una continuità fra il soggetto e l’ immagine (appunto perchè spesso comiciamo a guardarla proprio di fronte al soggetto) nella fotografia tradizionale c’è uno stacco temporale netto fra il soggetto e l’ immagine (la famosa attesa del risultato) che stacca l’ immagine dal soggetto rendendola, almeno per me, più… …fotografia!
    Senza poi parlare delle soddisfazioni, specie di un rullo di diacolor sviluppato in proprio…

    Grazie di avermi aperto gli occhi !

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